
La prima cosa che ti assale, quando metti il naso fuori dall'aereo, è il caldo: forte, secco, pesante. Ma ti ci abitui dopo poco perchè senti che quel caldo viene dal sole, ti entra nelle ossa, è davvero il caldo che scalda.
Poi lo stupore: i tunisini sono gente strana, non li capisci mai fino in fondo perchè non sai se davvero fanno i simpatici o ti stanno in realtà prendendo per i fondelli...
All'aeroporto mi fanno compilare una carta, tipo foglio d'ingresso, e mi raccomandano di non perdere la ricevuta che sennò da lì non si esce più. Scrivo tutto, alla voce job scrivo journalist e all'omino che controlla i passaporti si illuminano gli occhi: "Journalist? You're welcome but, please, write good about our country". Sarà fatto, rispondo, senza spiegargli che non saprei dove scrivere good about his country e che non sono di certo un giornalista famoso....lui però insiste e, abbandonato l'inglese, mi chiede una cosa incomprensibile in francese. Sgrano gli occhi, lui si arrabbia pure allora io, che diplomatico non lo sono mai stato, lo guardo male e gli intimo di parlarmi o in inglese o in italiano. Vuole solo sapere per chi lavoro...poi mi lascia andare.
Fuori ci sono le nuove autostrade ad aspettarmi, nuove opere fatte costruire dal presidente Bel Ali che da trent'anni ha un solo chiodo fisso nella testa: occidentalizzare e modernizzare il Paese. Per farlo ha stretto rapporti di collaborazione con tutta l'Ue, ottenendo fondi sostanziosi che hanno permesso alla Tunisia di dotarsi di un moderno sistema di infrastrutture e di un nuovo aeroporto in fase di costruzione ad Hammamet.

Aldilà di quelle strade, però, scorgi la povertà della campagna arida di questo piccolo centro, Monastir, un'ora e mezza d'auto da Hammamet. Gli uomini corrono ancora sul calesse, le auto sono scassate, le case incompiute ma, in compenso, spuntano industrie occidentali ovunque: i tunisini sono fieri di essere come noi. E lo sono. Il loro essere musulmani è così garbato, leggero, assolutamente religioso: la legge proibisce la poligamia, la nascita di partiti politici di matrice islamica, e il presidente stesso in alcune interviste ha espresso la sua contrarietà all'uso del velo. Che, va detto, le donne tunisine portano in modo assolutamente libero, a coprire solo la testa e come puro accessorio di abbigliamento. Arrivo in tempo di Ramadàn: loro dalle 6 alle 20 non mangiano e non bevono. Ma non te lo fanno pesare e, complice la mia guida - Nabìl - tutto viene spiegato in modo così pulito e trasparente che capisci questa loro usanza (alcuni giovani mi confesseranno che per loro è una vera seccatura!).

Hammamet è quanto di più turistico ci si possa aspettare: due zone, il vecchio centro e la nuova medina di Yasmine Hammamet, stessa gente che ti ferma ad ogni bancarella, vuole abbindolarti per farti spendere pochi dinari per qualche souvenir che potresti trovare ovunque...sparano cifre assurde per poi accettare un quinto del prezzo iniziale dopo una veloce contrattazione che il turista ha sempre in pugno: se il prezzo non soddisfa, basta fare il gesto di voler passare alla prossima bancarella. E' allora che il tunisino cede e accetta anche cinque dinari contro i 35 inizialmente chiesti...

Ma alla fine questi tunisini ti catturano per la loro sfacciata simpatia: ti fermano ovunque, sorridono, lanciano i loro slogan preferiti "Italia Uno!", vogliono assolutamente farti divertire (e comprare!).

Ma questa è la cittadina più turistica, nel sud il vento cambia, il paesaggio pure. E così correndo verso Matmata scompaiono gli ulivi, la terra arida prende il sopravvento, il nulla avvolge la strada intorno: inizia il deserto.

Qui le parole non bastano per descrivere l'immenso di qualcosa che non è stato plasmato se non dal vento: dune alte di sabbia calda e morbida, l'infinito davanti a gli occhi, la consapevolezza che perdersi potrebbe significare morire. I miraggi che da lontano fanno apparire il mare...un'esperienza così totalizzante da non sembrare essa stessa reale. Quando ti togli le scarpe e affondi i piedi nudi in quella sabbia, è come se piombassi su un soffice tappeto di caschmere. Sopra il sole picchia 43 gradi, di ombra non ne vedi, ma quel caldo, quel sole, non danno fastidio...intorno vedi semplicemente sabbia...è come se ad un tratto stessi toccando davvero l'infinito...




...il viaggio è stato lungo e intenso...il deserto del Sahara è entrato per sempre nei miei occhi e credo non ne uscirà molto facilmente...la Tunisia, con i suoi pro e i suoi contro, ha lasciato il segno..
...a breve il racconto...sono tornato da poco nella Capitale, fatemi riprender fiato..






Perfetto cronista torinese:

Ecco...mi mancava Torino per completare la lista di città nelle quali un giorno vorrei vivere. Cosa dire del capoluogo piemontese? Semplicemente affascinante.
Intanto buon anno a tutti...questo 2008 voglio che sia: spumeggiante, sereno, divertente, caldo, lungo e finalmente meritocratico....
Poi arrivo al dunque: la Oceanic Airlines torna a volare. A buon intenditor poche parole...
-31 giorni.
AUGURI A TUTTI LETTORI DE
LA STANZA IN DISORDINE!