Come ballavamo (so 90's)


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Ok, sono giorni talmente noiosi da farmi dare vita a queste mini-rubriche sul blog, tipo quando si scatenò la caccia alla Talpa, lo scorso inverno in quel luogo maledetto sulle montagne del Montefeltro (come sapete - e per chi non lo dovesse sapere lo ripeto - quel posto che inizia con U e termina con INO non verrà mai più nominato in questo blog. Ne è stato severamente vietato l'uso!)
Avete presente Mtv e quelle sue odiosissime trasmissioni rievocative degli anni '80?! Beh, io detesto i cosiddetti Vj che si credono cazzo (la Maugeri quando parla in inglese è inascoltabile!) e detesto anche questo panegirico nei confronti degli anni '80. Voglio dire...la musica, le mode, i simboli non sono tutti anni '80. C'è stato un altro decennio, quello che io ho vissuto da adolescente, che ha regalato un movimento underground, un laboratorio di sperimentazione di idee, stili, mode e musica, che hanno segnato un'epoca così come avevano fatto per gli anni '80, se non di più.
Sto parlando dei mitici anni '90. Sto parlando dell'era della new disco, la discoteca che - tolta la sfera a specchietti degli anni 70 - si trasformava in vero e proprio trend, il locale chiuso, i divanetti, le luci stroboscopiche, il borotalco sparato dai cannoncini, il dj che diventa il vero leader per un gruppo di persone che vogliono ballare. Scatenarsi. Sulle note del nuovo trend musicale ovviamente invenzione made in Italy, che incrocia poi le tendenze dei locali della notte del mondo londinese: l'italian house music.
Lee Marrow, Francesco Bontempi, Spagna (riclata in versione autrice insieme al fratello Teo), Robyx (Roberto Zanetti, praticamente colui che scoprì Alexia), Mauro Picotto, Stefano Secchi, Alex Natali...nomi solo italiani dietro mille progetti musicali che univano melodie orecchiabilissime, uso di tastiere e un up-tempo che veniva definito "galoppo" per via della caratteristica partizione delle battute.
Cappella, Corona, Whigfield, G.e.m., Alex Party, Taleesa, Gala, Double U, Datura, Usura, Playahitty, La Bouche...nomi da associare a una voce, voci da associare a volti che, spesso, non erano quelli che realmente cantavano i dischi. Un esempio? Corona, proprio lei che causò questi exploit della italian-disco: in The rhythm of the night lei in realtà ci metteva il playback. La vera voce era un'altra, italianissima, Jenny B. che all'epoca si guadagnava qualche soldino prestando la propria voce per questi progetti musicali (un altro, tanto che venne scambiato spesso per un pezzo di Corona, era Playahitty, The summer is magic).
L'italian disco degli anni 90 divenne un vero e proprio fenomeno: l'Inghilterra impazziva per questi brani, uno dei quali - Saturday Night di Whigfield - addirittura entrato nel guiness dei primati per essere stato il singolo più venduto del 1994 in Europa. Un motivetto semplice semplice cantato da una ragazza danese ma scritto, musicato e prodotto da un team tutto italiano tra cui spiccavano i fratelli Spagna (Ivana e Teo).
Insieme a quella musica si sviluppò anche un look, un modo di vestire e di essere: gli anfibi, il look militare, il total black, le minigonne, le canotte, i pantaloni gessati...il cubo, che in discoteca diventava il palcoscenico dei privilegiati, la domenica pomeriggio chiusi negli stessi locali in cui si era stati fino all'alba del sabato, le prime vere discoteche all'aperto e la musica a palla...
Eccoli gli anni 90, e i giovani di quel decennio che non hanno nulla da rimpiangere o invidiare a quelli di altri periodi...ecco allora questa mia personalissima galoppata degli anni 90 raccontati attraverso le canzoni dance che ancora oggi mi riportano alla mente ricordi favolosi, quelli che nessuno dimentica: l'adolescenza.
1993
Il ritmo della notte. Cos'altro di più semplice per un brano destinato alle discoteche? I giornali musicali di tutta Europa hanno consumato fiumi di inchiostro per raccontare il fenomeno Corona e l’immagine magnetica della brasiliana Olga De Souza e’ servita a potenziarne gli effetti. Stampato su DWA nel novembre 93 “The rhythm of the night” e’ diventato in breve tempo un riempipista a livello europeo tanto da raggiungere l’ olimpo delle sales-charts di mezza europa permettendosi il lusso di conquistare un disco d’oro in Francia e di combattere con Whigfield per la prima posizione del mercato britannico. La produzione era curata da “Checco” Bontempi dj conosciuto all’estero. Dopo questo singolo arrivò il follow up "Baby baby", "Try me out" e "I don't wanna be a star". Oggi Olga de Souza è tornata in Brasile, fa ancora la cantante ma di dance non vuole più sentirne parlare.
E se la notte aveva un ritmo, questo ritmo faceva scatenare tutti il sabato notte, la sera della disco feever. Ivana Spagna e suo fratello Teo, dopo i fasti degli anni 80, continuavano a bazzicare il mondo della dance, come autori. Insieme a loro Alfredo Pignanoli e Davide Riva. E da queste otto mani uscì l’evento del 1994. Tredici settimane al numero uno in Spagna, oltre 1.000.000 di copie in Inghilterra e 500.000 in Germania per Saturday night che lanciò come una meteora l’immagine della vocalista danese Sannie Charlotte Carlson facendo conoscere a tutto il mondo la facile melodia di “Saturday night” abbinato ad un ballo creato ad arte sulla canzone che divenne una moda in tutta Europa. L'anno dopo Whigfield propinò il follow up (in gergo il seguito) di Saturday Night , Another day.
In realtà non esiste un diversificazione per anni, visto che molti brani tendevano a ripetere il loro successo a cavallo di due stagioni. Ma sicuramente il 1994 è l'anno di Ice Mc. Ian Campbell Esquire (ICE) fu scoperto da Roberto Robyx Zanetti nel lontano 1988 in una discoteca fiorentina dove si esibiva come ballerino in un gruppo di break-dance. Da quell’incontro nacque “Easy” che ottenne una importante affermazione nel mercato francese e servi’ come apripista per una carriera che esplose letteralmente nel 1993 con “Take Away The Colour” il ballatissimo singolo che aprì un ciclo culminato nel 1994 da due autentici riempipista intitolati “It’s A Rainy Day” e "Think about the way". La vocalist di quest'ultimi due brani, il secondo inserito anche nella colonna sonora del film Trainspotting, nove anni dopo avrebbe vinto Sanremo: Alexia.
Di italiano non avevano nulla, anzi. Lui tedesco, lei americana trapiantata in Germania. Messi insieme realizzarono Sweet dreams, il singolo che un anno dopo avrebbe letteralmente scalato le classifiche americane, il primo brano eurodance a riuscirci.
I La Bouche erano Melanie Thornton e Lane McCray. Nel 1995 conquistarono di nuovo l'Europa con Be my lover per proseguire poi con una serie di singoli che li portarono in giro per il mondo. Fino a quando i due decisero di separarsi nel 2000, dopo aver pubblicato due album che avevano ottenuto un discreto successo.
Melanie Thornton nello stesso anno intraprese la carriera solista con enorme successo specialmente in Germania. Era in programma un suo concerto a Zurigo il 24 novembre 2004 quando l'aereo dove viaggiava Melanie si schiantò in fase d'atterraggio.
Lane, che nel frattempo aveva portato avanti il progetto La Bouche con una nuova vocalist, dopo la morte di Melanie ha deciso di chiudere l'esperienza del gruppo e ha inciso un brano inedito, "In your life" scritto dalla stessa Melanie, come suo ultimo personale omaggio alla sua compagna di successi.
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