Il cielo d'Irlanda..e di Dublino
Appena metti piede sul suolo iralndese ti accorgi che c'è qualcosa di diverso nell'aria. Sarà quel tempo così strano che in cinque minuti passa dalla pioggia fine fine, al sole che si riflette sull'asfalto bagnato. Sarà quel freddo pungente che loro, gli irlandesi, non sembrano affatto sentire visto che se ne vanno in giro in maniche corte o con striminziti giubbottini di cotone.
Sarà questo, saranno altre cose, sarà la voglia di evadere, fatto sta che questa strana magia la senti dentro e aumenta sempre di più in quella magica atmosfera che regna sopra la piccola, grande, Dublino.

La capitale è la capitale: frenetica, movimentata, turistica. Qui la zona più "in" è quella di Temple Bar dove puoi trovare i locali più gettonati dai giovani dubliners, dove gli studenti del Trinity College fanno una capatina ogni tanto per la classica birra serale. Già, birra, solo birra perchè qui siamo nella patria della Guinnes...i pub nascono proprio sulle strade di Dublino. Si mischiano ai ristoranti italiani (sì, pure qui!!! Caput mundi davvero!) e ai caffè dove si mangia a tutte le ore: dolce , salato, zuppa, toast, eggs and bacon...i dubliners possono chiedere di tutto e sempre rigorosamente accompagnato da una tazza di black or white coffee...perchè i sapori qui sono diversi! Inutile dire che il mio preferito l'ho scovato anche qui, anzi, l'ha scovato la Iac che se li passava tutti: nella foto qui sotto c'è il Joy of Coffee, una vera gioia viste le colazioni a base di uova, pancetta e pancake americano con marmellatina. Una gioia anche per uno spuntino a base di toast, quelli che solo gli anglosassoni sanno fare, quelli pieni di ogni ben di Dio, insalata, pollo, pomodoro...solo loro sanno mettere tra due fette di pane tostato una montagna di roba così....

Per chi vuole la moda..beh,...un italiano che cerca la moda a Dublino è fuori di testa!!! Adesso non per dire, ma sappiamo che i veri modaioli siamo noi, anche in fatto di locali...però dalle parti di Grafton street potete imbattervi nel bellissimo Bailey che ricorda ovviamente la marca della crema whisky che fanno da queste parti: questo in realtà è un vero fashion bar dove i ragazzi si ritrovano già alle 16,30 per iniziare il dopo lavoro...la cosa che ti colpisce è che bevono come spugne ma, soprattutto, sono capaci di restare a chiacchierare nel locale per ore e ore...nessuna frenesia, nessun bisogno di cercare locali nuovi perchè ci si stanca subito dell'attuale...restiamo a bere qui un vino bianco (pessimo!) o una classica birra...ecco i giovani "in" di Dublino.

tipica turista di Ravenna in pausa magnata. Giorno 1: "Oddio se non magno svengo!"
Ma ok, un vero turista che si rispetti non va in giro solo per locali...direte voi! E in effetti no! Ammetto di essere un pigro senza fondo, ma almeno - e grazie alla Iac che mi trascinava - di Dublino ho visto anche altro....cominciamo dalle cattedrali...la più importante per Dublino è la Saint Patrick cathedral. Premetto che tutte le cattedrali qui sono state costruite intorno al 1100-1200, in piena dominazione Normanna...le architetture ne sono la più viva testimonianza. La Saint Patrick è la più grande chiesa irlandese: costruita nel 1255, fu poi rimaneggiata nel 1300 e restò sede del college (il famoso Trinity che tanto piace alla Iac!) per due secoli. Peccato che per visitarla (come succede per la maggior parte delle cattedrali di Dublino, tocca sborsare 5 euro...non tanto ma visto che di cattedrali a Dublino ce ne sono parecchie...fate due conti!
Ma anche da fuori questa chiesa mette i brividi, perchè senti la storia scorrerti intorno. E non è una storia comune, è quella scritta dai Celti, i Normanni, prima ancora dai vichinghi ai quali Dublino dedica la sua Dublinia, ovvero il museo di storia più importante della nazione.

E che nazione: fiera e orgogliosa di esserlo diventata dopo anni di dure lotte, dopo spaccature sanguinose tra protestanti e cattolici. Non chiamateli mai inglesi: i dominatori (sua maestà la Regina e il governo di Londra) qui non sono graditi. Qui dal 1919 c'è la repubblica d'Irlanda, la fiera bandiera verde-bianco-arancione che sventola ovunque. Perhè il 16 marzo in Irlanda è festa nazionale: si ricorda la rivoluzione del 1916, quando nella centralissima O'Connel street il partito indipendentista (l'IRA - Irish Republican Army) alzò le armi contro il dominus inglese. E fu sangue. Dalle macerie di quella battaglia nacque la patria indipendente nella quale oggi gli irlandesi sono fieri di vivere. Non fu tutto così indolore però: gli inglesi mantenerro il dominio su sei contee del nord, approfittando della profonda divisione tra cattolici e protestanti irlandesi. Lassù, a Belfast, usano un'altra moneta, hanno leggi diverse, ma sono comunque irlandesi. Come sancisce la costituzione del 1937 che all'articolo 2 recita: "il territorio nazionale consiste nell'isola tutta intera, nelle sue isole e nelle sue acque territoriali". Ovvero, questa è terra nostra. "This country and this city", anche quel north ireland del "sunday bloody sunday" degli U2, quella domenica di sangue del 30 gennaio 1972, quando nella città nordirlandese di Derry (Londonderry per gli Unionisti), l'esercito del Regno Unito sparò sui partecipanti a una manifestazione pacifica. Erano i tempi dell'IRA che con ogni mezzo avrebbe voluto strappare Belfast e l'Irlanda del nord dal dominio inglese. Erano ancora i tempi dell'odio viscerale tra ex dominati e ex dominatori che non volevano mollare la presa.

(1. to be continued)