Diciamocelo: alla fine a farne le spese sarà il partito che si ritrova ancora senza un candidato mentre dall'altra parte John McCain può già iniziare a lavorarsi ben bene gli indecisi e gli scettici.

Si spara a zero contro l'ex first lady che non molla un colpo, contro una Hillary che si aggrappa con le unghie a una nomination che ormai dovrebbe lasciare al più giovane Obama, ma dall'altro lato il senatore dell'Illinois di conciliante fino a oggi ha fatto ben poco.
Diciamocelo: questi due son due prime donne e sono anche belli testardi. Non cerchiamo di denigrare solo lei che, avrà sì avuto la strada spianata dal marito, ma che fegato signori 'sta Miss Rodham Clinton! Va avanti e non molla e quando ci si mette non lascia superstiti sul campo.
Obama sembra farsi trascinare troppo dai facili entusiasmi, sono già tre volte che sembra sicuro di poter sferrare il colpo definitivo e per tre volte fallisce: qualcosa vorrà dire, o no? O anche in America basta uno spot dell'avversario per far cambiare idea drasticamente agli elettori e invertire pronostici e sondaggi?
Comunque vada, questa sfida democratica appassionante e appassionata rischia di trasformarsi in un'arma a doppio taglio per un partito che, mai come stavolta, avrebbe bisogno di un nome intorno al quale fare quadrato, una faccia con cui identificarsi e far capire che sì, il partito c'è e vuole vincere, vuole portare fuori gli States dal pantano Bush.
Il ticket Clinton-Obama potrebbe esere una soluzione, ma uno dei due deve fare un passo indietro. Ed entrambi sembrano poco disposti ad abbassare la cresta.
E McCain ringrazia.
