
Ci proverà, ma è dura. Dura come mettersi a correre alla sua età, 74 anni portati benissimo, ma pur sempre 74.
L'ex sindacalista Cisl, l'ex DC, l'ex ministro del lavoro, l'ex delfino di Pastore e amico di Donat Cattin, non era mai stato presidente del consiglio. Ci proverà Franco Marini, dal momento che a chiederglielo è uno come Napolitano, vecchio avversario del passato - quando in Italia il comunismo faceva paura - amico del presente. Benintesi: Napolitano ha semplicemente scaricato la patata bollente. Si ricomincia con le consultazioni, che in Italia si sa, piace molto parlare, anche al vento.
Marini ci proverà anche perchè a spingerlo sono soprattutto quei veltroniani del Pd che si sentono terribilmente in colpa per aver fatto saltare l'accordo con Casini. C'aveva provato D'Alema ad allargarsi fino a Baccini, Tabacci e gli anti-Pierferdinandini dell'Udc, prorpio mentre il leader era a Gerusalemme. Szi sa, quando il gatto non c'è...
Se il ministro degli Esteri avesse portato a sè un po' di loro, il governo per le riforme sarebbe già stato messo in piedi. Si vocifera, nelle stanze di Montecitorio, che le promesse erano tante, ma agli ex Ds non importava perchè in ballo c'era la possibilità di frenare l'avanzata del Cavaliere e fare una nuova legge elettorale che cancellasse il porcellum.
Solo che poi, a cose fatte, ci si sono messe le solite vecchie e tradizionali liti interne. Sicchè un Veltroni sempre più intimorito da complotti alla sua leadership, c'ha messo lo zampino e ha fatto saltare la trattativa. Non intenzionalmente, dicono. Anzi, piuttosto goffamente.
Adesso tocca a Marini. Che, diciamocelo, se non avesse avuto qualche certezza sulla riuscita del suo compito, non avrebbe facilmente accettato. Il suos coglio principale? Berlusconi. Il presidente del Senato vuole convincerlo a tutti i costi, perchè crede che proprio sia una larga intesa il prerequisito del suo lavoraccio.
Sul piatto dovrà offire una legge elettorale che sia compromesso vincente per Pd e Forza Italia.
