Il gusto amaro della Dolce Vita

Il sistema marcio portato alla luce dall'inchiesta di Potenza toglie il coperchio a un vaso di Pandora che nell'accezione più generale potremmo chiamare Roma. E' nella capitale che tutto parte e tutto torna. In particolare è la capitale a uscirne con le ossa rotte, simbolo di un sistema clientelare, partitico e sessodipendente che lascia poco spazio alla meritocrazia.
L'immagine della città che ne nasce è quella di un luogo dove l'importante è apparire, come non importa. E dove poco contano capacità e conoscenze, bisogna piuttosto "conoscere" e "sapersi vendere bene". Nel sistema marcio non importa avere dietro il curriculum: belle tette e gambe lunghe sono il miglior biglietto da visita. Il sistema marcio non è nemmeno un sistema maschilista: a una prima analisi potrebbe apparire come tale, ma se lo si guarda attentamente si capisce che ogni maschio qui è fuori luogo. Perchè o il maschio ha il potere acquisisto tramite posizione, o è fuori gioco. Vince piuttosto la femmina disponibile, possibilmente carina, possibilmente oca. E soprattutto molto ambiziosa.
Roma ne risente, ne esce con le ossa rotte. La politica l'ha distrutta, la società lavorativa che emerge è assolutamente indecente. Milano sale al rango di vera capitale del lavoro, dove la spinta esisterà pure, ma non ha risvolti biechi e squallidi come quelli romani. A Milano non esiste il portavoce del ministro, al massimo quello del sindaco. Ma non ha lo stesso potere in Rai e non può certo invitare vallette alla Farnesina. Milano è simbolo di meritocrazia e giusto posizionamento, dove meriti e demeriti vengono riconosciuti e, se possibile, premiati. Nel secondo caso, poi, il sistema Milano non accantona il "demeritante", semmai lo riutilizza nella "catena di montaggio" affidandogli altri compiti a lui/lei più congeniali. E' vero, nel sistema Milano qualcosa che stona c'è: sono i "Lelemoriadi", come li chiama Antonello Piroso. Anche qui pseudovallette, tronisti, bellocci e bellocce che tentano la scalata nel mondo dello spettacolo. Ma almeno i "Lelemoriadi" si basano su un consolidato potere aquisito nel tempo da un soggetto privato, tale Lele Mora, che con la politica ha poco a che fare. E che non lede gli interessi pubblici dei contribuenti al canone televisivo, appoggiandosi esclusivamente a Mediaset o ai programmi della Ventura (che pure con la Rai romana non c'azzecca proprio).
Pian piano si sgretola così il mito della "Dolce vita", dove di dolce ormai è rimasto ben poco: un caffè molto zuccherato "consumato" a casa di una bella valletta. E Milano sorride.
E dove sarebbe la notizia?
Qual è lo scandalo? Che il portavoce di Fini andava a letto con l'aspirante soubrette? Che a Unomattina giornalisti e conduttori vengono selezionati in base alle conoscenze? Che la televisione italiana è la casa degli occupati famosi? Che oggi se non hai almeno un contatto politico ti scordi la carriera? Che la Rai è lottizzata e quindi pilotata? Che Margioglio e Saluzzi chiamavano Sottile per fare qualcosina in Rai?
Che oggi in questo Paese la raccomandazione vale più della meritocrazia?
Aprite gli occhi: questa è ed è sempre stata l'Italia.
Un'e-mail. Poche parole ma una grande rassicurazione da una persona che non sa quanto io la stimi:
In bocca al lupo. Vedrai che ti ambienterai presto anche lì. E che poi lo sport ti sembrerà una cosa inutile.
Scommettiamo?
Non me l'aspettavo. Grazie. E' bello ricevere incoraggiamenti per uno come me.
Metti una mattina a Roma col papà di Lost
Questo signore a sinistra è un genio. Dalla testa di questo signore a sinistra è uscita la storia di 48 superstiti a un disastro aereo che si ritrovano su un'isola apparentemente deserta. La storia di Lost. Stamattina questo signore ce l'avevao davanti, gli ho pure fatto una domanda. In una sala della Casa del cinema di Villa Borghese stipata fino all'inverosimile. Mentre si proiettava anche la prima puntata della seconda stagione di Lost. Non anticipo nulla, ma so cosa c'è nella botola!!! Solo che voglio dire che stamattina ho conociuto Damon Lindelof, uno degli autori di Lost. Una conferenza di tre ore per rispondere alle domande degli studenti dell'università di cinema, gli aspiranti sceneggiatori di domani. E io ero lì, quasi imboscato ma c'ero. Lost-maniaci di tutta Roma e non riuniti per ascoltare quest'uomo che ha parlato di come nasce il telefilm, quali idee ruotano intorno alla storia, quali sono i concetti che più lo hanno ispirato. La fede, la possibilità di una nuova vita, fino ai discorsi più tecnici sull'uso del flashback e sulle location della storia. E l'anticipazione, ormai non più tale, che di Lost erano già state previste 4 serie. Quindi c'è ancora da marciare tra i segreti dell'isola. Mi ha colpito una frase di Lindelof stamattina: quando ha detto che lui e J.J. Abrams quando hanno pensato Lost avevano in mente da dove iniziare e dove finire. Ma sapevano che la strada da seguire l'avrebbero studiata puntata dopo puntata. Un complimento da parte di Lindelof poi ai doppiatori italiani: c'erano le "voci" di Jack, Kate e Charlie (gli assomiglia pure fisicamente!) e non potete capire che sensazione strana sentire quelle voci e associarle ad altri volti. Lindelof ha detto che "solo in Italia c'è questa cura del doppiaggio. Complimenti perchè voi non traducete e basta, voi recitate insieme agli attori". Come giornalista mi sono beccato il press-kit con tanto di libro..."Lost la guida italiana", ovvero quello che volevo comparmi due giorni fa...fortuna che ho aspettato. Grazie Roma!!!!
Speedyciao!
Un saluto veloce dalla redazione di SkyTg24...esperienza esaltante! Qui non c'è tempo nemmeno di andare in bagno in alcuni momenti...diverso dallo sport, molto diverso. Non comparabile. Comunque finisca è stata un'altra grande avventura di un piccolo giornalista in cerca della propria strada!