Ho scritto un mucchio di stronzate, ma le ho scritte a fin di bene
La storia del deportato che raccontava di essere stato picchiato nel 1941 dal padre di Storace non è vera.
L'ha scritta Luana Benini, redattrice de "L'Unità". Non entro nel merito politico della cosa, quanto in quello giornalistico.
La collega ha cercato di discolparsi, ha messo le mani avanti: "Ho registrato tutto". Ma l'intervistato, tale Mario Limentani, afferma di non aver mai detto alla giornalista che il suo persecutore era il padre del governatore del Lazio. E lei, la collega che si preoccupa dei più deboli, risponde: "Fa niente, Limentani si è confuso, ma credo che una persona come lui meriti rispetto e credito di per sè, visto quello che ha sofferto".
Beh certo, chiaro no?! Ho scritto un mucchio di cazzate, però non importa. Le ho scritte a fin di bene.
l.m.

Sette mesi per una notizia, cinque minuti per bruciarla
Sette mesi fa un uomo filmava con il suo telefonino una bambina in compagnia di alcuni nomadi. Sette mesi dopo, pochi giorni fa, Piera Maggio, la mamma della piccola Denise scomparsa da Mazara del Vallo a settembre, chiama a raccolta la stampa e dice: "E' mia figlia".
Cinque giorni dopo si scatena la caccia alla bambina in tutta la Lombardia: Denise sarebbe stata portata quassù, la chiamano Danas. Ed è viva.
Ieri l'Ansa lancia un take: "E' stata ritrovata". Ma non è lei.
Quel video risale a novembre del 2004: possibile che fino ad oggi gli inquirenti non ne sapessero niente?
Intanto Denise non si trova. Ma le segnalazioni aumentano. E' l'effetto domino scatenato dai sensi di colpa: era così vicina quella bambina, era quasi ad un passo dal tornarsene a casa sua, con i suoi genitori.
Gli italiani non hanno sangue freddo?
l.m.
I Riammessi
Che sensazione strana deve essere quella di una ri-ammissione, un ri-pescaggio, una ri-presa...io personalmente non l'ho mai sperimentata: o le cose mi andavano a buca definitivamente alla prima botta, oppure facevo centro al primo colpo!
Alessandra Mussolini è una ri-ammessa: il consiglio di Stato ha ribaltato la sentenza di eslcusione della sua lista "Alternativa Sociale" dalla competizione elettorale della regione Lazio. Quelle firme false - hanno in sostanza motivato i giudici di palazzo Spada - sono effettivamente tali, ma il partito non c'entra con i brogli. Anzi, la Mussolini e i suoi fedeli non sono stati nemmeno coinvolti nel procedimento della verifica, un diritto che spettava al movimento escluso senza motivo.
La barzelletta laziale continua: certo, ora per Storace la strada è tutta in salita. La nipote di Benito lo detesta talmente tanto, da non esitare a schierarsi al fianco di Marrazzo in un eventuale ballottaggio.
E' proprio vero: la politica è una sfera. Più stai a destra, più ti ritrovi a sinistra!
l.m.
In attesa della morte
L'America le ha detto no: Terri non può morire.
Nessuna eutanasia, nessuna dolce morte. Lei è ridotta come un vegetale da 15 anni. Non parla, non può dire nulla, non si sa se capisca o meno il gran casino che le si è scatenato intorno. I suoi riflessi incondizionati sono l'unica cosa di umano che ancora le resta.
E' giusto farla vivere così? E' logico che un essere umano debba continuare a tenere gli occhi aperti anche quando di umano gli è rimasto ben poco?
I giudici prima dicono no: fatela morire. Poi l'America si scopre troppo cattolica per portare avanti una scelta sicuramente epocale. Mai nessuna morte dolce era stata autorizzata prima d'ora al di fuori dell'Olanda. Qui l'eutanasia è legale: è una scelta, come quando al mattino si sceglie tra caffè o cappuccino. Shoccante.
Ma è giusto che Terri rimanga così?
l.m.

Mi aspetta...
E così abbiamo chiuso anche il mumero 4 del Ducato.
- 3 numeri e sarò fuori da qui...Mi aspetta Milano con le sue zanzare, mi aspettano i navigli con la loro umidità, piazza Duomo piena di ragazzine urlanti sotto gli studi di Mtv, corso Buenos Aires stracolmo di gente, le corse col bus numero 3 in Ticinese...corso Italia a piedi...la vita quella fatta di metropolitana, ritardi e di sana corsa di città...mi aspetta una crescita professionale e personale, un salto che dovrà fare la differenza...per forza. perchè questa strada l'ho voluta io, l'ho cercata a tutti i costi, desiderata, strappata con le unghie e con i denti...e adesso che ci sono, non mi limiterò a guardare!
l.m.
Università di Urbino: a un passo dalla bancarotta
"Se non arriva entro Pasqua il provvedimento di statalizzazione si rischia il commissariamento dell'ateneo". Parola di Giovanni Bogliolo, magnifico rettore.
Si parla di un buco di oltre 22 milioni di euro, un abisso nero da colmare se non si vuole rischiare di calare a picco. L'università di Urbino non è statale al 100%: viene definita "libera università" proprio perchè rientra nella tipologia delle università non statali, ma non può essere considerata privata, perchè riceve dallo stato un contributo annuale. Minimo e ormai insufficiente secondo il rettore, che denuncia una mancanza totale di attenzione da parte del Ministro Moratti al problema Urbino, nonostante - a detta del rettore - l'ateneo feltresco sia uno dei primi in Italia.
Morale della favola: vogliono soldi. Tutti quelli che hanno sperperato in questi anni, aprendo nuovi corsi di laurea senza preoccuparsi di razionalizzare la situazione esistente. Urbino ha ben 11 facoltà, tra le quali le sconosciute Economia, Scienze matematiche, Giurisprudenza, Lingue. Corsi che nelle Marche trovano il loro successo soprattutto in atenei come quello di Ancona (Economia), Camerino (Scienze matematiche), Macerata (Giurisprudenza e Lingue). Allora a Urbino, dove al massimo si raccolgono 13 iscritti all'anno per Economia, cosa ci stanno a fare queste lauree? Quali privilegi debbono mantenere in piedi? Quanti soldi si buttano inutilmente?
Ma soprattutto, a cosa sono servite tutte le assunzioni del personale docente negli ultimi anni, se poi il numero degli studenti è calato e Urbino città si è avviata sulla strada del tramonto?
Chi troppo vuole nulla stringe, cari urbinati. Ora è inutile chiedere l'elemosina allo Stato, quando fino a ieri vi vantavate di poterne fare a meno...
l.m.